Forse anche Vista non era poi così male…


Sicuramente un buon marketing può fare miracoli e l’abilità con cui da mesi vengono anticipate le meraviglie di Windows 7 ha raccolto numerosi proseliti. Anche se appena disponibile ufficialmente sugli scaffali dei negozi, molti ormai hanno già avuto modo di vederlo, utilizzarlo, analizzarlo, sezionarlo in ogni sua parte già da mesi alimentando un prolifico dibattito. Il risultato? Pareri entusiasti. Il miglior sistema operativo di sempre (anche di Mac OSX?)

Avendo avuto modo di installare sia la beta che la versione definitiva, sorge naturale una domanda cruciale: non è che stanno decantando come migliore sistema operativo di sempre un semplice Service Pack di Vista con qualche funzionalità in meno e una versione gratuita di Virtual PC e Windows XP vendendola come “modalità XP”?

Una recente recensione di Windows 7 elenca alcune delle principali funzionalità chiave che caratterizzano questa nuova release.

Barra delle applicazioni è stata reinventata: ora è più alta è non è più l’area in cui appaiono le icone dei file aperti, ma il punto in cui vengono inserite e disposte a piacimento le icone dei programmi utilizzati più spesso (idea ripreso da Apple). Posizionando il cursore sull’icona dei programmi in esecuzione, viene visualizzata una piccola miniatura di anteprima, spostandosi sull’anteprima la finestra appare sul desktop rendendo trasparenti le altri. Un modo certamente più simpatico per navigare tra le varie applicazioni aperte.

Dubbio: tutto sommato la barra delle applicazioni di Vista non era poi così male, sostanzialmente forniva le stesse pratiche funzionalità, anzi c’era anche la barra di Media Player che adesso è stata tolta insieme con altre funzionalità del lettore multimediale.

Tra le funzionalità di navigazione del desktop, una funzionalità denominata Snap consente di espandere le finestre a tutto schermo spostando la barra del titolo verso l’alto, o metà schermo spostandole verso il bordo destro o sinistro. Un’altra funzionalità consente di far sparire le altre finestre “scuotendo” la barra del titolo di quella che deve rimanere (simile alla vecchia icona Visualizza desktop che adesso non si trova più).

Dubbio: innovazioni simpatiche e piacevoli, ma non tali da fare la differenza con Vista.

Organizzazione dei file: in Esplora risorse sono state introdotte le librerie, una funzione che consolida tutti i file di un certo tipo (documenti, immagini, musica, video) indipendentemente da dove si trovano.

Dubbio: certamente comoda e pratica, ma come molte funzionalità generali volte a facilitare la vita degli utenti trovo che sia difficile decidere cosa includere e soprattutto cosa escludere una volta che è attiva.

Rete: Windows non è mai stato brillante con le reti e anche la versione 7 non brilla, malgrado alcuni ulteriori miglioramenti. Ad esempio, è possibile visualizzare tutte le reti wireless disponibili facendo clic su un’icona nella barra delle applicazioni.

Una nuova funzionalità chiamata gruppi Home dovrebbe consentire una migliore condivisione dei file tra i PC con Windows 7 connessi alle reti domestiche. Pare comunque che a prescindere dalle buone intenzioni, il funzionamento non sia poi privo di qualche ruggine.

Touch: diventato di moda graize all’iPhone e a qualche famoso film, ecco il tocco magico anche in Windows 7. In realtà, non è ben chiaro quando si potranno “toccare” con mano queste funzionalità per il semplice motivo che praticamente il 100% del parco hardware mondiale non è predisposto (per non parlare del mondo delle aziende). Pare però che laddove è stato possibile testare queste funzionalità, il mouse possa venire accantonato con soddisfazione.

Velocità: tema scottante che ha procurato cattiva fama a Vista, la velocità pare essere il punto di forza di Windows 7. Da mesi si legge ovunque che il vecchio hardware potrà essere riciclato con Windows 7 ottenendo buoni risultati in termini di avvio, efficienza delle applicazioni e quant’altro.

Dubbio: in realtà, è plausibile che dopo un paio d’anni di progressi a livello di hardware che hanno reso accettabili anche le prestazioni di Vista, un sistema analogo produca risultati soddisfacenti. Da una recente ricerca di Iolo Technologies risulterebbe che Windows 7 non si avvia poi così velocemente.

Siamo sempre al Service pack 2 di Vista?

Avvisi e sicurezza: non appena installato Windows 7, si scopre che il Controllo account utente è ancora presente e come in Vista. In effetti, pare sia possibile impostare il sistema in modo che interrompa solo in certi casi, ma la seccatura rimane e spesso è preferibile rimuoverla del tutto. Certo sarebbe meglio che invece di confidare sulla continua interazione dell’utente il sistema fosse dotato di protezioni più solide.

Per quanto riguarda la protezione, come in passato, se si vuole qualcosa di forte bisogna rivolgersi a terzi con qualche buon sistema antivirus e firewall.

Dubbio: anche qui, qualche limatura degna di un Service Pack, non del sistema operativo migliore di sempre.

Compatibilità: è vero, dove funzionava Vista funziona anche Windows 7. La maggior parte di driver e applicazioni funzionano senza problemi. Lo stesso dicasi della maggior parte delle periferiche. 

Che dire poi della famosa modalità XP? Prendi Vista, installi Virtual PC, magari un po’ aggiornato (ma non tanto quanto un qualsiasi VMware) e regali la macchina virtuale di XP (che in passato richiedeva una licenza da attivare), ed ecco fatto: Abbiamo la modalità XP di Windows 7.

Cresce il dubbio che si tratti di un Vista Reloaded?

Effettivamente, se si prescinde dai test spaccabit di molti laboratori specializzati che misurano il nanosecondo e ci si pone dalla parte dell’utente comune la grande novità non è poi così grande. Basta pensare ai tempi di transizione da XP a Vista e da Vista a 7: non c’è confronto. Per chi arriva da Vista, il passaggio a Windows 7 richiede veramente poco ma rimane invariato invece il trauma per chi ha tenuto duro con XP. E qui credo sia il vero problema.

Microsoft ormai ha scelto una strada chiara e sta usando la propria forza per imporre le sue scelte. Il mondo degli utenti privati e aziendali ha recalcitrato e continua a farlo (per pigrizia mentale, polemica, limiti di budget nel caso delle aziende), ma prima o poi dovrà secondo me arrendersi.

Ma è poi così disastroso doversi arrendere? Secondo me no. A parte le piccole polemiche che caratterizzano sempre il mondo degli schieramenti, una volta che si riesce a superare il trauma del passaggio (indifferentemente a Vista o 7) a un approccio diverso, non è poi così male. Molti riconoscono che due anni di Vista hanno consentito di ottenere un sistema più stabile ed efficiente rispetto a XP che ormai comincia ad avere il fiato corto.

L’unico problema è che per convincere il mondo che Vista non è poi così male hanno dovuto inventare il “sistema operativo migliore di sempre”.

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Vista o non Vista?

O è meglio sperare in Windows 7?

È bastato l’accenno a una nuova versione di Windows in un futuro non molto lontano per far sottolineare un dilemma che assilla utenti e aziende: passare o non passare a Vista? Non è raro ormai incontrare qualcuno che chiede disperatamente dove trovare un buon PC con XP, visto che le grandi catene ormai propongono solo modelli con Vista in varie salse.

Per le aziende con numeri diversi, il problema non è ancora così drammatico, qualche rifornimento si trova. Il dilemma semmai è un altro: mantenere XP e firmare la famosa petizione Save Windows XP sperando che il problema venga quanto più possibile rimandato o tapparsi occhi e orecchie e fare il tuffo nell’acqua gelata?
Molti si sono lanciati in questo dibattito con varie opinioin. Un recente articolo di InfoWorld offre uno spunto interessante mettendo a confronto le conclusioni di una ricerca svolta da Forrester che si conclude a favore del passaggio a Vista con una serie di considerazioni tecniche e commerciali a difesa di XP.
Il report di Forrester punta principalmente sul fatto che Windows è il sistema operativo presente sul 99% dei PC in America e in Europa, 97% se parliamo delle piccole aziende. Su questo fronte, malgrado Mac OSX e Unix/Linux nelle sue varie forme abbiano negli ultimi tempi conquistato una visibilità sempre maggiore, rimane il fatto che migrare decine, centinaia o più di utenti aziendali a una nuova piattaforma è una strada non percorribile. Le spinte verso Vista arrivano poi dalle previste scadenze del ciclo di vita di XP: dalla prossima estate XP non sarà più disponibile e le date di rilascio di una nuova versione di Windows non sono ben chiare, ancor meno le funzionalità e i requisiti. Quindi il passaggio sarebbe necessario per acquisire competenze sulla piattaforma, consolidare le applicazioni verticali e non trovarsi ad affrontare l’imprevisto rischiando il famoso bagno di sangue.

Sull’altro versante, i fautori di XP motivano l’approccio prudente con una serie di punti critici. Primo fra tutti la sicurezza: malgrado funzionalità tanto decantate quali il Controllo account utente, la modalità protetta di Internet Explorer e una serie di altri ritocchi strutturali che hanno contribuito a complicare la vita degli utenti più che a semplificarla, Vista non è poi così sicuro. Chi usava antivirus, firewall, backup, ecc. deve prevederli anche per Vista. In realtà, molti dei problemi risolti da Vista sono stati già risolti e consolidati da tempo anche in XP da applicazioni di terze parti.

Gestibilità e affidabilità sono altri due punti da considerare e ai quali è stata dedicata molta attenzione in Vista. Tuttavia, malgrado le numerose innovazioni che Vista incorpora al sui interno, è difficile identificare in queste una rivoluzione radicale. Per contro, dopo il rilascio di Service Pack 2, Windows XP è diventato un sistema decisamente stabile e consolidato, aspetto da non sottovalutare assolutamente.
“Ogni programma si espanderà fino a occupare tutta la memoria disponibile”
Murphy’s Law
Qui si innesca una delle note più dolenti: le prestazioni. È ormai ampiamente nota a tutti la fame di risorse di Vista. I requisiti necessari per garantire prestazioni analoghe a quelle di XP sono decisamente superiori. La dotazione di memoria minima in commercio è ormai 1 GB di memoria, ma molti sistemi, soprattutto in ambito entertainment, sono carrozzati con 2-4 GB. Lo stesso dicasi per i processori. Certamente, il passaggio a Vista comporta una rivisitazione significativa del parco hardware con costi facilmente calcolabili ma senza garanzie di un ritorno a livello di prestazioni.
Un altro punto caldo riguarda la compatibilità hardware e software, emerso soprattutto nella fase iniziale della diffusione di Vista. Anche se conflitti, carenze, non disponibilità di driver sono problemi in fase di attenuazione, rimane il fatto che ogni azienda dotata di rigorosi criteri di certificazione interna delle configurazioni hardware e software si trova nella necessità di ripetere tutte le procedure di test, diagnosi, risoluzione e approvazione. Chiaro invece che XP offre una base di compatibilità matura e collaudata. Non solo, a prescindere da ciò che farà Microsoft, è molto probabile che qualsiasi produttore di hardware e di software provvederà a creare ancora per parecchio tempo driver compatibili con XP, mettendoci al riparo da qualsiasi timore di incompatibilità.
Quest’ultimo aspetto è anche un motivo che consolida XP quale piattaforma a prova di futuro. È ovvio che prima o poi Microsoft porrà il timbro di fine del ciclo di vita anche su XP, ma è certo che la cosa non potrà avvenire a breve.

La decisione
Da tutto questo cosa emerge? Difficile prendere una posizione, come è anche difficile affermare che esiste un’unica soluzione. Come è possibile decidere di consigliare la migrazione, aspettare o magari passare un po’ alla volta?

Nel caso di un singolo utente, è solo questione di tempo perché la scelta è ormai obbligata vista l’offerta ormai unilaterale di negozi e grandi catene dell’informatica. Certamente, i più capaci hanno la possibilità di scegliere se conservare il vecchio hardware e passare a soluzioni diverse come Linux, mentre i meno esperti possono passare al mondo Mac per ritrovarsi alla moda con iPod e iPhone. Queste scelte personali non hanno un grande impatto economico in termini di investimento, in quanto l’acquisto di un sistema Vista è più o meno simile a quello di un sistema XP. Più critico è invece l’utilizzo, perché malgrado la tanto decantata facilità d’uso, Vista non è poi così facile da usare per chi ha poca o nulla esperienza col computer.

Passando al mondo delle aziende, la cosa è più complicata. Se per una piccola azienda è plausibile ipotizzare che una migrazione graduale può non creare grossi traumi e contribuire a una pianificazione corretta del futuro (ad esempio, sfruttando le tecnologie di virtualizzazione software a fini di test e apprendimento), per tutte le medie e grandi realtà la questione è decisamente più complicata. La scelta di procedere alla migrazione può comportare investimenti decisamente onerosi in hardware, software, sviluppo e training con un livello di incognite ancora piuttosto preoccupante. Ritengo che l’unica via percorribile sia partire da un’accurata valutazione della situazione esistente (inventario hardware e software) seguita da un’attenta valutazione delle esigenze di crescita per stabilire un piano di interventi che sia commisurato alle effettive capacità dell’azienda. Sarà così possibile scoprire se è fattibile il tuffo in Vista o se la via verso Vista deve essere articolata in un percorso graduale e sia in termini di investimenti che di sviluppo e training delle persone.
Facile da dire, forse un po’ più difficile per il consulente e l’IT manager che devono prendere le decisioni.